Un bacio estemporaneo

E nell’estemporaneità
di quel bacio finale
vidi un finale già scritto…
Tra parentesi,
un uomo sconfitto.

Sparare alle stelle

Usciamo a veder le stelle,
e spariamo alle più belle.
Cassiopea. Ercole. Fenice. Fornace.
Tutte quante in fila indiana,
ed infine sulla brace.
E così ci chiamerete «brutti e cattivi!»,
benché leggerete le nostre fanfucole
e comprerete i nostri detersivi.
Perché l’anima di un uomo
o la leggi o la scrivi…

Alla ricerca di una vecchia luce

Una coda di drago
scandisce nuovi tempi.
Ma il mio corpo cerca ancora…
Una vecchia luce
che lo riempi.
Forse un amore,
forse un dio…
O forse un lunghissimo sonno
in un letto che non è più mio.

Il buio e il suo cosmico abbraccio

E dalla ferita del mondo
vidi colare oscenamente il buio,
diffondendosi
come un cosmico abbraccio.
Poi fu la fine di un film.
Poi fu un altro miraggio.

L’amore mio resta

Neri sciamani
passeggiano
lasciando una strana scia…
Ma l’amore mio resta,
anzi…
Non vola più via.

Minuti contati

Balliamo la nostra musica
e fottiamocene…
Delle stelle che cadono,
dello spread,
del Dow Jones,
e di tutti quegli assurdi titani,
da Giacarta a Nuova York,
che nei loro merdosissimi pulpiti,
ci giudicano
mangiando pezzi di nuvole
e rottami di aerei dirottati.
Balliamo la nostra musica
e fottiamocene…
Perché abbiamo tutti gli stessi minuti,
e sono contati…

Cieli infuocati

Parli d’amore,
e la notte ti pesta…
L’antico sole
un tornado rapisce.
Parli d’amore,
e torna tempesta.
Cieli infuocati
da stelle e da strisce.

L’inaccessibile

Non siamo accessibili all’altro
se non per ciò che abbiamo in comune con esso…
E dal Caos ebbe vita l’amplesso.

Dove muoiono tutti gli dèi

Ami…
E corri incollato a quel manubrio rovente,
forse inseguendo una nuvola
a forma di disco volante.
E ti perdi
dove il sole bacia gli angoli immensi dell’occidente,
o dove muoiono tutti gli dèi,
compreso l’Atlante…

Quando scrivi

Quando scrivi
ritrovi e riperdi tutto…
Perché la poesia è suono,
ma la forma è il suo lutto.
Più scrivo e più evolvo,
e mi lascio qualcosa alle spalle.
Magari un ricordo qualunque,
magari quella scopata in fondovalle.
E nella forma di quel tutto che muore,
il significante pretende un respiro.
Perché la logica del sogno
è succhiarti il sangue
come un vampiro…
Ma muoiono anche i sogni,
e ci lasciano soli
nell’immondezzaio dei nostri fottuti desideri,
tra piaceri improbabili
e allucinogeni come superpoteri.
Ad esempio svegliarsi
nelle vesti di un anonimo profeta,
e amare la semplicità di una rima,
tipo ubriacarsi di liquida seta…
«Ma cazzo, ripigliati!
Manco disseta!»